INIZIO SNAP FINE SNAP
qui non si pretende di non cambiare il mondo
SLOWFILM p>
Aladar
Amelia
Asian World
Controkarma
Maghetta
Mauro
Nabla 76
Pe_Rizoma
Pigrecoemme
Riccardo Cocco
SlowFilm
visitato ben un milione e *loading* volte, pazzesco!
L'AMACA
I Cavalieri dell'Ideale
di MICHELE SERRA
SI CAPISCE, uno ha tutto il diritto di coltivare i suoi ideali integerrimi. E di sentirsi eletto dal popolo lavoratore anche se è stato spedito in Senato da una segreteria di partito. Uno ha tutto il diritto di rivendicare purezza e coerenza, così non si sporca la giacchetta in quel merdaio di compromessi e patteggiamenti che è la politica. Però, allora, deve avere l'onestà morale di non fare parte di alcuna coalizione di governo. E deve dirlo prima, non dopo. Deve farci la gentilezza di avvertirci prima, a noi pirla che abbiamo votato per una coalizione ben sapendo che dentro c'erano anche i baciapile, anche i moderatissimi, anche gli inciucisti. A noi coglioni che di basi americane non ne vorremmo mezza, ma sappiamo che se governano gli altri di basi americane ne avremo il triplo.
Invece no: questi duri e puri se ne strafottono della nostra confusione e della nostra fatica. Prima salgono sulla barca della maggioranza, poi tirano fuori dal taschino il loro cavaturaccioli tutto d'oro e fanno un bel buco nello scafo, per meglio onorare la loro suprema coerenza e la nostra suprema imbecillità. Un bell'applauso ai Cavalieri dell'Ideale: tanto, se tornano Berlusconi e Calderoli, per loro cosa cambia? Rimarranno sul loro cavallo bianco con la chioma al vento.
(22 febbraio 2007)
questo articoletto di serra (uomo spesso faceto) riassume perfettamente una posizione del tutto sbagliata. la posizione del critico (alla maltese) che ogni giorno o settimana rileva le deficienze di questo governo, per poi inorridire di fronte all'operato di chi reagisce alle suddette deficienze (senza peraltro tener conto, nella fattispecie, di come l'operato oggetto dei suoi strali non sia in realtà responsabile dell'attuale crisi).
il governo prodi è immobile se non dannoso nella politica interna (vedi indulto e mancata regolamentazione del precariato), e pretende di imporre il pugno di ferro nella politica estera. poi trasecola. da pelle d'oca la performance di giordano (rif. com.) iersera a ballarò, infuriato, incredulo e quasi singhiozzante per le chiappe traballanti. l'apoteosi "in questo paese non c'è una legge sul conflitto di interessi". coosa?? mò te la faccio io, te la spedisco. chiccazzo la deve fare la legge sul conflitto di interessi? argomento evaporato il giorno stesso dell'insediamento della nuova maggioranza e misticamente risorto al minimo sentore di campagna elettorale.
incredibile come si possa spargere monnezza per mesi e si cerchi di abbozzare qualcosa di vicino all'ideologia ed alla coerenza in pochi minuti, quando si comincia ad affondare. attaccando, nel frattempo, chi è ritenuto colpevole di eccessiva ostentazione di ideologia e coerenza.
oh, paese di merda.
finita l'epoca scaltra del "combatti il sistema dall'interno", s'impone uno sfiancante "difendi il sistema dall'esterno". non sai fare a meno di lui, ma lui non sa cosa farsene di te.
era un po' che non facevo un paio di sortite consecutive al cinema. il periodo non è cattivo, e manca almeno von trier ancora da recuperare.
la guerra dei fiori rossi è un film senza troppo sacrificio ignorato alla sua uscita in sala, qualche settimana fa. poi ho ricordato di quando la fonte estremorientale era solo ghezzi, o alternativamente ci si sottoponeva a brevi ma impervi pellegrinaggi per inseguire una qualsiasi pellicola dagli occhi a mandorla. questo prima della devastante scoperta di emule, che cambia radicalmente la vita di chi, stanco di nomadismo, si dedica alla pastorizia e all'allevamento intensivo, con conseguente affievolimento degli istinti predatori e affinamento del gusto. ancora nel 2003 ricordo una navigazione su auto col compagno riccardo, galleggiante viaggio napoli salerno in una tempestosa notte senza luna, per andare a vedere al peculiare cinema fatima millennium mambo di hou hsiao hsien. fatta tappa a fisciano alla casa più umida del mondo, cenato frettolosamente con qualcosa di scaldato tiepido, l'appuntamento col fatima aveva qualcosa di irreale ed esilarante: un cinema scavato sotto la chiesa, con tanto di presentazione prima della proiezione da parte dell'impacciata eminenza grigia (che esordiva immancabilmente con "questo film a qualcuno è piaciuto, a qualcuno non è piaciuto"), selezionava (immagino selezioni ancora) film che a napoli non avevavo il coraggio di proporre neanche per un fine settimana. ed a guardarli, oltre a studenti temerari, parrocchiani abbonati ormai avvezzi ad opere cinesi, coreane, taiwanesi, australiane...
insomma, memore di tanti sacrifici, penso che i fiori rossi sia un film da recuperare, al lumiere di bologna ed in compagnia di michela, in nome dei vecchi tempi, quando yimou sembrava una cosa ben bizzarra. in effetti il film è una brutta copia dell'yimou non ancora rincoglionito da eroi e pugnette volanti, l'yimou di non uno di meno. però questi fiori rossi sono proprio dei giocattolini made in china per un pubblico europeo, con ammiccamenti francesizzanti (che a me fanno venire l'orticaria già quando a farli sono i francesi), bambinizzanti, favolettizzanti, quanche tentativo di poesia magia accennato e incoerente, insomma una gran palla. dalle prime scene si ha a che fare con un film forzatamente grazioso, con brutte musichette di sottofondo tipo pierino e il lupo, queste made in italy. nella distribuzione e promozione del film c'entra qualcosa marco muller, che farebbe forse bene ad essere un po' meno di bocca buona.

il giorno dopo, cioè ieri, cioè domenica, è stata la volta di inland_empire, ultima fatica di lynch. atteso con sufficiente curiosità, lynch in genere mi piace, senza fare di me un maniaco lynchiano. io sono molto grato ai maniaci, sono felici di sgobbare per tutti, sono quelli che rippano dvd e cd e li mettono in rete, perdono ore a tradurre in italiano sottotitoli inglesi per film giapponesi, e sicuramente saranno quelli che vedranno decine di volte inland empire, lo rimonteranno, si segneranno particolari e concordanze, e ricostruiranno per tutti il senso del film. quest'ultima è per la verità un'operazione piuttosto inutile, per il resto (rippaggio e sottotitoli) i maniaci sono alla base della diffusione della cultura contemporanea.
andiamo al sodo. a me il film di lynch è piaciuto, anche molto. proprio da non maniaco, non ho trovato eccessivi i riferimenti alle altre sue opere, mentre ho apprezzato la dilatazione dell'elemento puramente visivo, onirico. in questo senso è un film forse più baldraccone e meno inquietante degli altri, perchè si regge meno su una contrapposizione fra apparentemente normale ed irreale per concentrarsi solo sulle atmosfere dark, acide, molto fighe. ho il sospetto che, come per mulholland, una storia coerente sia in realtà ricostruibile, anche se è certamente più nascosta. ma questo non deve interessare più di tanto. sono facilmente riconoscibili alcuni distinti piani narrativi, con personaggi che vagano da uno all'altro subendone le conseguenze, più numerosi inserti più che altro di raccordo fra i diversi mondi. creare una visione unitaria sarebbe probabilmente svilente. ho letto un sacco di boiate su questo film, e brevemente specifico, per amor di verità: non ha niente a che fare con la videoarte. lynch non fa altro che esasperare gli elementi visivi che gli sono propri, e pur nella complessità narrativa riesce a creare una trama di relazioni e riferimenti interni che rendono l'opera compatta, avvincente, ben lontana da essere puro esercizio di stile o dal non essere direttamente riconducibile al cinema. pure non sono d'accordo sul fatto che sia un film noioso. non so quanto possa rendere alla seconda visione, ma alla prima è costante la curiosità nel sapere cosa si vedrà dopo (e rimane anche la tensione al cosa succederà dopo). certo questo della noia è un argomento soggettivo, ma ne ho le palle piene di recensori terrorizzati all'idea di non essere completamente coinvolti e rioncoglioniti dal film, che piangono al minimo sentore di noia. il cinema non deve necessariamente svagare, e neanche necessariamente intrattenere, e se nel dire qualcosa ogni tanto ti annoia un po' (anche se non credo sia questo il caso), questo magari non è neanche un delitto. ne consegue che non credo neanche sia un lynch minore, come si vociferava da venezia, anzi è forse quello che ho preferito. e l'impegno dell'autore, nella creazione di un'opera comunque insolitamente (per il mondo cinematografico) curata e complessa, mi sembra evidente.
d'altra parte, ancora da non maniaco lynchiano, neanche mi sento di dire di aver visto il sommo capolavoro. l'altra metà della critica tende a questo: nel nome di una totale mancanza di senso, rimane rapita ed estasiata dall'immagine. tanto per cominciare, se pure un senso narrativo non è individuabile o non è ancora individuato, questo non significa che si debba rinunciare a dare una lettura dei singoli segmenti, o della struttura che, per quanto sfrangiata, è certo presente. anzi, è presente proprio in quanto tale. si potrebbe notare quali accordi lynch adoperi in luogo di quelli puramente causali, quali oggetti, nomi e volti e in che modo, quali contrapposizioni e quanti passaggi di "dimensione". e se ad ogni passaggio ogni segmento vada ricondotto alla dimensione svelata o non sia meglio, forse, lasciare che ogni frazione narrativa viva della propria coerente autosufficienza, della propria plausibilità, proprio come in un sogno, senza pretendere di seguire le conseguenze narrative. esempio: se quello che abbiamo visto e abbiamo pensato facesse parte della realtà filmica si rivela d'un tratto essere oggetto di finzione all'interno stesso del film, in quest'opera non credo sia conveniente rivedere lo statuto di verità di quel segmento-mondo, piuttosto conviene aggiungere un altro livello (che fra l'altro sarà presto mutato a sua volta).
spesso costruito su primissimi piani, su una iniziale struttura ascendente poi tradita (senza troppa sorpresa, conoscendo un minimo l'autore) a favore del caos più visionario, non so quanto inland empire possa essere affascinante alla seconda visione. film comunque molto freddo e meno coinvolgente di quanto i maniaci lynchiani vogliano far credere, propio per l'evidenza della sua struttura e per la complessità un po' troppo ostentata del gioco. sicuramente farà versare fiumi d'inchiostro, come e più del precedente mulholland (no, forse più di mulholland non è possibile. quello, oltre ad essere un bel film, era anche un po' più furbetto), spero in parte ichiostro interessante a leggersi. ma la visione, comunque la si metta, vale di certo la pena.
finita in questi giorni una frazione evolutiva della mia vita, con facile simbolismo un nuovo inizio è stato caretterizzato da una febbre di virulenza bambinesca.
se il tutto m'è sembrato caotico e complesso (e temporalmente infinito) mentre c'ero dentro, il rito finale contribuisce a restituire una coerenza, e dà l'impressione che anche quel che segue debba avvenire di conseguenza.
ringrazio i compari che sono venuti a salutare nella mia dimensione postlazzarettiana, confidando che ad almeno uno di loro questo ringraziamento arriverà, in modo che possa girarlo.
per qualche motivo mi gira in testa il verso di rino gaetano vedo già la mia salma portata a spalle da gente che bestemmia, che ce l'ha con me. molto blues.
p.s.: si apre da questo post una tendenza, potenzialmente retroattiva, che vuole un inserimento di link, prevalentemente interni, sorretti da nessi logici labili o inesistenti.
utente anonimo in Quando Sei Vecchio O...
iosif in Al di là di tutto
emmeblog in Al di là di tutto
oggi
ottobre 2009
settembre 2009
giugno 2009
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006